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•  2000 - 2003
    Non disponibile
•  2004 - 2006
    Non disponibile


Studio Obraz
Tra cielo e terra
di E
con
Luci e regia di Claudio Massimo Paternò


TRA CIELO E TERRA è il risultato di un graduale percorso di avvicinamento alla figura di Jacopone da Todi che il MTTM-CISBiT ha intrapreso nel luglio 2001 (Foiano della Chiana, abbazia di Farneta, con il titolo di Nel segno di Jacopone), traendo spunto e ispirazione dall’oratorio Mistero Jacopone del musicista umbro Carlo Pedini e che, nelle tappe successive (Cortona, chiesa di S. Filippo, maggio 2002; Cortona, chiesa di S. Domenico, maggio 2003; Perugia, basilica di S. Pietro, maggio 2004, queste con il titolo di Jacopo), si è via via articolato e affinato sempre più, sia drammaturgicamente che scenicamente, fino ad arrivare all’attuale versione, intitolata appunto Tra cielo e terra, che ne è l’archetipo, la formula matematica esatta.

Il testo, nato da un’idea di Claudio Massimo Paternò e derivato da un lungo periodo di ricerca sulle fonti storiche e di attenta analisi delle opere scritte da Jacopone, è stato scritto in collaborazione con Monica Cardarelli.

La messa in scena è caratterizzata da una scenografia essenziale, dall’azione degli attori a vista, dall’assenza del palco e di quinte e da uno stretto contatto con il pubblico, secondo i canoni delle sacre rappresentazioni medievali. Essa si sviluppa su un duplice piano narrativo: agli episodi biografici, che dipanano le tappe graduali della lenta e sofferta conversione di Jacopone e del suo continuo e incessante desiderio di penetrare il mistero divino, si sovrappongono le tappe della Passione del Cristo, come «exemplum vitae» volutamente presente nell’esperienza umana del dolore.

Lo spettatore, assistendo allo spettacolo (a diretto contatto con gli attori, immerso nella fisicità del luogo), si trova di fronte alla «follia» di un uomo che il dolore ha devastato. Quattro sono le voci che prestano corpo a questa «follia», quattro diversi sentimenti che si muovono e si sovrappongono nel corso della vita di Jacopone, e che contemporaneamente sono in gioco:
1)la razionalità, propria dell’uomo di legge;
2)la passione, il sentimento amoroso della perdita di una persona cara (la moglie Vanna);
3)la lotta contro i soprusi, contro le ingiustizie terrene (l’atto politico, quindi Bonifacio VIII);
4)la fede in Dio.

Le Laude rappresentano il riassunto, la summa di queste voci. La messa in scena diventa la rappresentazione viva della solitudine di Jacopone, che egli urla al mondo intero, della sua poesia. Figura contraddittoria nella chiesa del suo tempo, Jacopone è qui presentato come un solitario all’interno di una specifica comunità (frati minori). Saranno proprio i suoi confratelli i testimoni della vicenda di Jacopone, ne scandiranno tutte le fasi del percorso mistico e politico, dalla conversione all’allontanamento, dal rifiuto alla sottomissione, dall’eresia alla santità.



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