Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

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Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Tullio Solenghi
di Marcello Manuali
(Foligno, Politeama Clarici, 29 novembre 2007)
Volevo che lei mi raccontasse un po' questo suo incontro con il personaggio di Figaro, l'incontro tra l'attore e il personaggio, l'alchimia che si crea, l'interesse...

    L'interesse parte da una mia passione musicale per la musica barocca, in genere, e poi in particolare per Mozart, essermi avvicinato al personaggio attraverso l'immortale pagina mozartiana. L'interesse è stato poi rinforzato dal fatto che, inspiegabilmente, questa commedia, considerata da illustri predecessori quali Voltaire, Benedetto croce, come una delle migliori commedie mai scritte, se non la miglior commedia mai scritta, è stata, appunto, poco rappresentata. Vi sono due precedenti, anche se illustri, quello di Visconti negli anni '50 con l'interpretazione di Vittorio De Sica, e quello di Alberto Lionello nel '62 al Teatro Stabile di Genova. L'insieme di tutte queste indicazioni ha accresciuto ancora di più l'interesse e il fatto poi che Figaro sia un personaggio che, con l'arma dell'ironia, riesce a dire le verità scomode mi ci ha fatto trovare veramente a mio agio.

    Lei, oltre che interprete, insieme al regista Tarasco, ha preso parte anche alla riduzione e all'adattamento del testo. Un coinvolgimento oltre quello forse lecito...

    A me piace dare una mia impronta agli spettacoli che interpreto. Con il precedente, La bisbetica domata, è stato quello di farlo interpretare da una compagnia di tutti uomini, secondo la tradizione elisabettiana. Qui, al di là del fatto che occorreva fare un'operazione di sintesi in quanto l'originale dura 3 ore e mezzo, nel nostro caso in 2 ore tutto si risolve, mantenendo le parti essenziali, quindi senza perdere nulla, ci interessava anche dare un po' l'eco e il clamore che ebbe questo spettacolo quando venne scritto. Beaumarchais scrisse Le nozze di Figaro a 10 anni dalla Rivoluzione Francese, ed era già una piccola rivoluzione in atto che un servitore diventasse protagonista, con la propria storia coniugale, di una commedia, tanto che il testo ebbe delle vicissitudini con la censura di allora, proprio perché sovvertiva un po' i canoni del tempo. Noi abbiamo voluto, anche con l'opportuno inserimento di piccole partiture che non fanno parte di Beaumarchais, ad esempio di un Marat-Sade di Peter Weiss verso la fine, dare maggiormente questa collocazione storica che lo rende non semplicemente una commedia ma una commedia con delle profondità.

    Tarasco l'ha definita “un'allegra commedia in un mondo che crolla”...

    Le crepe, che poi diventeranno squarci con la rivoluzione francese, con la presa della Bastiglia, si avvertono già qui. Beaumarchais descrive una società che è  all'estinzione, al degrado ormai prossimo alla putrefazione. Il sobillatore di questa rinascita è sicuramente Figaro.

    Uno dice Le nozze di Figaro e pensa a Mozart, giustamente. Qui però, di Mozart, da quello che ho letto, a livello musicale, non c'è nulla, avete fatto altre scelte...

    Noi abbiamo utilizzato la commedia da cui è stata ispirata, e dalla quale Da Ponte trasse il libretto per Mozart. Questa fa parte di una trilogia i cui primi due atti, due testi, Il barbiere di Siviglia e Le nozze di Figaro, credo che siano le commedie più fortunate in quanto adottate poi la prima da Rossini e la seconda da Mozart.

    Lei ricordava prima La bisbetica domata, sempre con la regia di Tarasco. È una collaborazione, questa, che dà i suoi frutti...

    Quando in una persona, in questo caso di una generazione o due dopo la mia, ci si trova ad avere una totale sintonia, a me piace ricreare quel clima, anche proprio per questo, e così è avvenuto anche con Le nozze di Figaro. Le belle esperienze non vanno buttate via.  
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