Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

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Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Rossella Falk
di Marcello Manuali
(Gubbio, Teatro Comunale, 9 novembre 2003)


Questa edizione de La bugiarda vede la ripresa della regia che Giorgio De Lullo approntò nel 1956 per la Compagnia dei Giovani, ripresa da lei curata. E’ più un gesto di affetto verso Giorgio o un gesto di stima verso De Lullo?

E’ un gesto di stima e di affetto insieme. Sono molto felice del successo che ha questo spettacolo perché è lo stesso successo che lo spettacolo riportò nelle tre edizioni, nel ‘56, nel ‘64 e nel ‘71. La gente ride alle stesse battute, applaude alle stesse scene, applaudono a scena aperta, applaudono alla fine, si divertono. La commedia non è invecchiata di niente e ha 50 anni. Era una bella commedia di Diego Fabbri e tale è rimasta, di una modernità assoluta. Non c’è nulla che faccia pensare che sia passato del tempo. Forse sono presuntuosa, non lo so, ma credo di aver restituito lo spettacolo di De Lullo nella sua interezza: ho lavorato molto, ho recuperato nella memoria (perché non c’erano più copioni) tutto quello che mi ricordavo delle 700 recite che ho fatto di questa Bugiarda, interpretando naturalmente il personaggio di Isabella, della bugiarda, che Fabbri scrisse espressamente per me. Adesso ho passato il testimone ad una bella fanciulla che si chiama Fiorella Rubino, molto brava, le ho regalato tutto quello che io potevo regalarle; la guardo dietro le quinte e mi fa tenerezza perché in un certo senso mi sembra di rivedermi. Però mi sono vendicata perché, non potendo fare la bugiarda, ne ho fatti due di personaggi, la madre della bugiarda (commediante ruffiana, romana come me) e questo piccolo cameo della contessa Paola (una donna aristocratica, elegante) che è poi il personaggio in cui il pubblico ama più riconoscermi.

La bugiarda fu il primo ruolo brillante che lei affrontò. De Monticelli parlò di «calda vena popolaresca»...

Io sono stata sempre molto grata a Diego Fabbri. Diego si ricordò che mi aveva visto in un saggio dell’Accademia, anni prima, dove io interpretavo un piccolo personaggio in una commedia di Anouilh, Il ballo al castello. Si ricordava di questa simpatia, di questa estroversione che io avevo in questo personaggio. Io ho interpretato altre due commedie di Fabbri, Il seduttore (con la regia di Luchino Visconti) e Il confidente con la Compagnia dei Giovani e la regia di De Lullo. Ci conoscevamo, eravamo amici. Lui, parlando, capiva anche che io non ero quel personaggio così algido, lontano, di donna raffinata, inarrivabile, inafferrabile in cui ero costretta, in fondo, nei personaggi che avevo fatto fino a quel momento. Pensò che io potessi avere questa vena popolaresca, di simpatia immediata e così scrisse per me questa Bugiarda. Io gliene sono sempre stata molto grata perché, in questo modo, mi ha aiutato a diventare un’attrice di tipo diverso.

Questo cambio di prospettiva, vedere la bugiarda non più con gli occhi di Isabella ma con quelli della madre, cosa le ha comportato dentro?

Le dirò, non tanto.

La vede con occhi diversi?

Fiorella è molto simile a me. Io le ho insegnato questo ruolo, tutto quello che io facevo. Naturalmente, sa, quando un regista come De Lullo, che era un grande regista, ha messo in scena questa commedia per tre diverse edizioni nell’arco di trent’anni, evidentemente lo spettacolo era stato sviscerato fino all’ultimo, e così il personaggio. Più di quello che Giorgio aveva dato non sarebbe stato possibile darlo. I ritmi, le gags, sono quelli dello spettacolo di Giorgio. Anche le musiche: io mi sono ricordata tutte le musiche che c’erano, da Tony Renis e Bobby Solo, e poi, siccome la madre ama molto la musica operistica, c’è Traviata, c’è Carmen, c’è Trovatore, mentre invece Isabella ama più le canzoni di allora, Non ho l’età della Cinquetti. Lo spettacolo è rimasto quello, la scenografia è quella originale di Orfeo Tamburi, grande pittore romano, per la prima edizione. Nella seconda fu Franco Gentilini a firmarla, mentre l’ultima era un’invenzione di Pizzi, una scena di carta che si montava e si smontava (l’edizione con Stoppa e Morelli che, con molta umiltà, presero parte a questo spettacolo, la Morelli facendo appunto il piccolo cameo della contessa Paola e Stoppa facendo mio marito; gli unici due inamovibili siamo stati io e Romolo Valli, grande come conte Adriano).

Un ruolo scritto su misura per lui...

Ricordo che, in tutte le edizioni, abbiamo sempre riso come dei pazzi; ridevamo noi e rideva il pubblico. Oggi sta succedendo la stessa cosa e questo mi rende molto, molto felice. Ho fatto tante cose nella mia vita, ma credo che questo sforzo che ho fatto sulla Bugiarda sia la cosa che più ho amato fare.

E’ un tuffo nella memoria, per chi lo ha visto e per chi non lo ha visto...

In ricordo di Diego e in ricordo di Giorgio, al quale sono stata molto legata. I vent’anni della Compagnia dei Giovani sono stati i più begli anni della mia vita. I miei amici li ricordo con molta gioia. E questo è stato uno degli spettacoli felici di Giorgio, fra i tanti che aveva fatto. Se potesse vederlo, credo che sarebbe contento. Giorgio era una miniera di idee: quando metteva su gli spettacoli gli venivano 200 milioni di idee al secondo. Gli insegnamenti di Giorgio mi sono rimasti sempre dentro, e anche in tante altre cose che ho fatto, soprattutto nel dirigere gli attori, ho sempre cercato di seguirne l’esempio. Lui ha insegnato a tutti che cos’è la logica della battuta, che è la cosa fondamentale in teatro; la precisione del movimento, il ritmo, come ci si deve rispondere l’uno all’altro. Ci ha insegnato tante cose che fanno parte del mio patrimonio e che regalo con molta gioia a chi non le conosce. A me piace insegnare ai giovani, e credo di essere una buona insegnante. Il giorno che non reciterò più farò l’insegnante.
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