Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

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Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Paola Borboni
di Marcello Manuali
(Bologna, Teatro Duse, marzo 1986)

Lei ha conosciuto Pirandello...

Sì, ma non moltissimo. L’ho conosciuto tardi, quando sono diventata la prima attrice di Ruggero Ruggeri, e Ruggeri aveva in repertorio le commedie di Pirandello. Con Falconi non ne avevamo mai fatte, altro che, proprio in principio, Ma non è una cosa seria, ma più perché era una novità particolare che una commedia di repertorio. Mi fece una grande impressione, quando lo conobbi: era un uomo bellissimo, non tanto alto, giusto, ma elegante; poi riservato, un uomo di un’educazione che gliela si leggeva sul volto. Un uomo che ha lavorato, studiato, pensato, scritto, tutto per noi... Adesso è un boom incredibile, il suo nome è una luce, un faro. Quando finalmente l’ho capito, ti assicuro che ne sono rimasta innamorata. Ho cominciato a studiarlo, a rendermi conto di tutto quello che lui aveva detto. Guarda, è stata una grande felicità. Lui mi ha consolato del movimento fisico che prende le donne ad una certa età (tu questo lo sai vero?), quella che chiamano la menopausa: non me ne sono accorta, perché ero piena di lui. Mi sono sentita ricolma di una febbre che mi ha disinfettato da questo malanno, un malanno che può anche far diventare pazza una donna, sai?... Invece mi ha scaldato il cuore, m’ha fatto sentire giovane.

Questa conoscenza diretta ha avuto influenza sul suo modo di interpretarlo?

No, perché io pensavo secondo il mio pensiero di attrice, secondo il mio cuore di attrice, e secondo la mia sensibilità. L’ho conosciuto, così, come si conosce una persona che ti viene presentata. Mi ha affascinato, questo sì...

Dal 1934 ad oggi, ha cambiato qualcosa nell’interpretare Pirandello?

No. Pensa che io ho interpretato il Così è se vi pare, di recente, per la televisione [per la regia di Zeffirelli, con Pino Colizzi e Alfredo Bianchini, n.d.a.]. Guarda, come lo feci la prima volta.

Mi è capitato di vedere una registrazione di Enrico IV, con lei e Benassi...

Benassi aveva già la commozione cerebrale, una specie di macchia rossa nell’occhio, una cosa tremenda... Io mi spaventai: «ma cosa succede a Benassi?». Dopo un anno è morto. Poveretto.

Lei ha coperto un arco di tempo molto vasto...

Settant’anni di teatro il 4 di novembre.

In questo arco di tempo ha interpretato molto teatro italiano del nostro secolo. E’ stato più agevole affrontare questo repertorio, rispetto a quello classico?

Meglio. Mi ci sono trovata bene. Anche perché, caro, io ho avuto dei meravigliosi maestri. Ci vuole il maestro, sai, ci vuole. E’ necessario. Non si può fare a meno del maestro. Cioè di quello che ti dice: «Attento, inciampi!»...

Una guida...

Sì, una guida.

Dopo l’esperienza della Compagnia dei Giovani in particolare e di altre compagnie, crede che oggi possiamo dire di conoscere a fondo la poetica di Pirandello oppure ancora siamo lontani?

Ti dirò, mi pare che i giovani lo prendano un po’ come un autore a cui si può togliere e aggiungere perché ciascuno lo sente a modo suo. Invece bisogna farlo così com’è. Anche le didascalie, sono perfette. Basta seguire le sue indicazioni. E’ un grande regista... Ho invidiato tanto Marta Abba, che ha potuto veramente prendere da lui tutta la felicità di un uomo arrivato così in alto, ha avuto la possibilità di poterlo trattare...

Georges Simenon ha scritto che la vecchiaia illumina tante cose, ma è più difficile essere giovani...

Credo di sì. Io, che adesso ho 86 anni, non me ne accorgo di averli. Mi va bene. Ti dirò che io ho la mente fredda, chiara, e poi sono religiosa, e questo è molto importante. Perché non hai rammarico, perché la vita la devi lasciare, e io non ho rammarico. Anzi, quando qualche volta ho qualche malanno da qualche parte, mi dico: «Cominciamo? Preparata».

Cosa mi dice della signorina Desolina di Incontro al parco delle terme di Diego Fabbri?

E’ una chicca che mi è capitata e che ho accettato. Anche perché venivo dalla fatica di Re Lear: caro mio, che fatica, a Taormina, 40 gradi di caldo all’ombra. Credevo di morire... ma non sono morta, no. Come vedi, non sono morta...

C’è un segreto per essere veramente felici?

No, non c’è. Perché la vita fa da sé quello che vuole. E poi c’è un destino nostro che è già scritto, i dolori sono pronti a regalarti il loro sangue nero. Quanti dolori ho avuto in questo ultimo tempo... Lo sai, è morto mio marito. L’ho visto là, era già morto. E io l’ospedale, neanche ai funerali, niente... Giovane è bello... Pazienza.
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