Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

•  La lista completa
Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale


Manuela Lo Sicco
di Marcello Manuali

(Città di Castello, Teatro degli Illuminati, marzo 2007)


    Io sento di dover partire dal finale di Cani di bancata, da questo finale che ha diviso il pubblico, oggi, che è come un colpo nello stomaco e che, al tempo stesso, è anche di una bellezza quasi sacra...

    Spiegarlo a parole è difficile. C'è una sacralità, perché comunque è tutto un ciclo, un rito che inizia e si chiude. È una manifestazione più grande e più esasperata della violenza, di questa brama di potere, di avere le cose, la malattia proprio che è in questi cani. C'è una specie di orgia, nella quale i mafiosi, dopo essersi denudati, ed essersi messi di spalle, vedranno scriversi, sulla schiena, con della vernice rossa,  dalla Mamma Santissima, una frase: “Io Madre vi affido l'Italia”. Con quelle lettere addosso inizieranno a masturbarsi, guardando una cartina geografica, appesa davanti a loro, come se questa fosse il loro oggetto sacro, il loro totem. La cartina rappresenta un'Italia divisa, smembrata, capovolta, in cui la Sicilia è al nord e tutto è al contrario. Ma non soltanto perché dalla Sicilia parte, ma perché tutto è uguale nelle loro mani.  Adesso sono tante isole. Nella visione che ho io di questa cartina è molto più importante soffermarsi sul guardare che queste sono tutte isole e non regioni piuttosto che sul fatto che l'isola più a nord è la Sicilia. È una provocazione forte, volutamente, perché comunque questi esseri fanno schifo. Io credo che un mafioso si offenderebbe a vedere questo spettacolo.

    Cosa sono i cani di bancata?

    Sono i cani dei mercati, i cani randagi, che mangiano i resti dai banchi del mercato, che vivono con i resti degli altri.

    Tu rappresenti Mamma Santissima, il vertice, la cupola. Come sei arrivata a questo personaggio?

    È stato un lavoro molto duro, perché ho dovuto materializzare una responsabilità che, di solito, io non ho. Nei sei anni da che lavoro con Emma, negli spettacoli che ho fatto con lei, io ho sempre costruito tutto dagli altri; adesso dovevo comandarli, mi dovevo fare ascoltare, dovevo essere l'ago più alto di tutti gli altri caratteri. È  stato molto difficile, mi ha aiutata il partire dalla volgarità dell'animale, del cane, a livello fisico...

    Mi ha colpito la frase che apre la presentazione sul programma si sala: “La mafia è una femmina-cagna che mostra i denti prima di aprire le cosce”. Forse è questa la frase da cui, non dico siete partiti, ma che ti ha guidato nel tuo lavoro.

    Mamma Santissima non è una mamma, è una femmina, è un essere che genera, più che accostarla a quello che per noi significa madre io l'accosterei ad un animale femmina che partorisce. Le ovaie malsane di questa donna che, con la violenza e gli artigli, morde per avere e partorire. È anche puttana, sa come accattivarsi le persone. La mafia è femmina, perché genera.

    C'è anche una citazione di Sciascia: “La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c'è più sole né luna, c'è la verità”.

    Questo è un concetto che appartiene un po' a tutto il nostro teatro. Noi tentiamo sempre di abbagliare il pubblico con un falso prodigio, però in realtà c'è sempre la coscienza di quello che è la materia vera. La verità non è lo specchio. Si ha l'illusione che in questo pozzo ci sia la luna stessa ma, nel momento in cui tu infrangi con una pietra lo specchio dell'acqua, utilizzando la materia, si vede che quella è solo acqua. Qui è come scoperchiare un tombino per far vedere la merda che c'è dentro. Non è uno specchio d'acqua, non è un riflesso di una luna, non è poesia, ma è schifo. Non ci sono più i mafiosi accattivanti, i mafiosi che diventano un po' pure eroi, come nel cinema, in Tarantino, eccetera. Fanno schifo. La nostra realtà è di far vedere che non c'è niente da apprezzare in questi uomini.

    C'è un'allegria, che traspare nello spettacolo, e che fa da contraltare alla durezza estrema delle situazioni...

    Lavorando con Emma ho capito che, per far uscire lo schifo, uno deve anche non prendersi troppo sul serio, e far vedere il lato ironico e grottesco che c'è in tutti i fatti umani. Qui ci sono risate che sono forzate, volutamente sguaiate. Anche queste fanno parte di quello specchio d'acqua.

    Il corpo dell'attore in Emma Dante è usato in maniera molto forte, senza pudori, estrema. Il nudo c'è, ma non è mai fine a ste stesso...

    Noi partiamo sempre da training molto lunghi e cerchiamo sempre l'espressione prima con il corpo che con la parola. La parola è sempre partorita da una gestualità. Non partiamo mai da un testo precostituito, ma tutto nasce insieme a noi. Importante è, come dice Emma, far sì che le ossa degli attori scricchiolino in scena. Sentire che loro, gli attori, sono come noi e hanno il sangue che scorre loro nelle vene. Emma non sopporta l'attore fermo, l'attore che si prende troppo sul serio, l'attore che fa l'attore e che crede alla sua finzione.


 
Microteatro © 2007 | Link utili| Mappa del sito | Login/Logout | Privacy - Termini Uso