Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

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Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Ileana Ghione

di Marcello Manuali

(
Città della Pieve, Teatro degli Avvaloranti, 29 novembre 2004)
Piccole volpi è una commedia americana. Ascoltandola mi sembrava di sentire Miller, Albee...

Anche loro, come la Hellman, hanno scritto del loro tempo, hanno rispecchiato la società in cui vivevano, la società che schiaccia gli individui o che li esalta. Una società che ha, al centro di sé, il denaro. Ancora oggi viviamo in tempi in cui il denaro è alla base di tutto. Piccole volpi è una commedia sul denaro, sulla potenza del denaro, sulla spietatezza di chi è interessato a conquistarne; una commedia ambientata all’inizio del secolo scorso, nel momento della transizione tra la civiltà agricola e quella industriale. E’, anche, una commedia sulla condizione femminile, scritta da una donna, di una modernità sconvolgente, quando vi si dice che, per affermarsi, una donna deve comportarsi in una maniera ancora più estrema di quella che deve avere un uomo. 

Sembra una commedia d’altri tempi, tanto è ben scritta, congegnata, concreta...

Non vi si filosofeggia, le battute sono molto scarne, si dice pane al pane e vino al vino; i personaggi vanno diretti al cuore delle cose; si comportano tra di loro, quando ci sono in ballo interessi forti, quando ognuno cerca di conquistare la propria fetta di potere, con la stessa disinvoltura che potrebbe esserci oggi. Senza badare troppo ai sentimenti umani: questi sembrano solo delle piccole cose, non esistono più, sono spazzati via dal denaro.

Il suo personaggio, Regina, ha un’etica? Oppure no?

Non le interessa avere un’etica. Lei è così. Una donna che è sempre stata sola, che non si è mai nascosta dietro le parole, che ha guidato la propria vita senza scrupoli, senza incertezze. Come in una partita a poker, rilanciando e rispondendo colpo su colpo. Ha lottato, in nome del dio denaro, contro il marito, contro i fratelli, contro tutti, a testa alta. Questa avidità l’ha accecata. Alla fine, rimane sola, con la paura di essere sola. Regina non ha un finale che la riscatti, che la faccia apparire migliore...

Eppure, nonostante tutto, nonostante i gesti spregevoli che compie, non si riesce ad odiarla...

Perché è sola. Perché ha lottato tutta la vita e nessuno l’ha compresa. Lei dice al fratello:  «io non sono una che torna indietro». No, non si riesce ad odiarla, anch’io non ci riesco, perché lei è fatta così. Certo, io non mi comporterei allo stesso modo, nella vita, eppure la capisco, in fondo. Forse, se avesse incontrato una persona che ne comprendesse i desideri, avrebbe potuto forse essere felice...
    Regina è una donna che non chiede pietà per sé stessa, che si sacrifica, lotta, annulla in sé i sentimenti come in una specie di harakiri; reagisce con temperamento, opponendosi a quanti le hanno tarpato le ali: «non c’era tempo, in questa casa, per pensare a quello che volevo io. Io avrei voluto il mondo...». Nel film con Bette Davis, ad esempio, viene fuori un carattere freddo, crudele, senza questa malinconia, senza la nostalgia per qualcosa che avrebbe potuto essere e che non è stato. «Troppe volte sono stata costretta a fare cose che non volevo». Probabilmente Regina non avrebbe nemmeno voluto sposarsi, avere figli, se solo le fosse stato possibile deciderlo.
Regina è una donna onesta con sé stessa, onesta con gli altri. Io sono molto contenta di questo personaggio che mi sono ritrovata fra le mani. E’ quello che si dice gran teatro di tradizione, quello di cui Pasolini diceva «la tradizione è il mio amore».


 
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