Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

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Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Giorgio Lupano
di Marcello Manuali
(Perugia, Teatro Marlocchi, 15 gennaio 2003)

Azzardo se dico che il vero protagonista de La storia immortale di Karen Blixen è Paul, il marinaio? Perché, in fondo, il signor Clay mette i soldi e Levinsky fa da reclutatore, mentre Paul mette la storia, e non solo quella...

Paul è il protagonista della «storia immortale». La commedia, come noi la vediamo, è la messinscena di questa storia da parte di Clay con l’aiuto di Elishama e l’intervento di Virginie. I protagonisti, in questo senso, sono quattro...

Sì, la locandina parla chiaro...

Diciamo che commercialmente i protagonisti sono due (Cecchi e Lavia), in scena sono quattro, e della storia di cui si parla, sì, è lui, Paul. Un ruolo molto bello, il cardine della storia. Il fatto che scelgano questo marinaio così inadatto alla commedia che deve recitare, perché non è mai stato con una donna, perché è stato un anno da solo, quindi non è esattamente quello che si aspettava Clay, cambia la storia: la cambia perché Virginie si innamora, la cambia perché lui non racconterà mai di avere avuto questa notte leggendaria, per cui la messinscena di Clay è stata inutile, anche se Clay non lo saprà mai; il marinaio non racconterà questa storia, nessuno saprà che questa storia si è avverata realmente e che quello che si avvera realmente non è la storia che Clay voleva far realizzare. Questo perché, fondamentalmente, il marinaio è sbagliato.

Il marinaio è sbagliato, d’accordo, ma non so fino a che punto. Il fatto che, per lui, questa sia la prima notte d’amore con una donna è, credo, l’elemento che crea la magia, che avvera la leggenda, la storia...

Io credo che in questa pièce ogni personaggio abbia un percorso e un’evoluzione. Quello del marinaio è di arrivare in questa storia, in questa casa, portando con sé il mondo dell’immaginazione, della fantasia, che lui ha ritrovato stando un anno da solo, lontano dagli uomini, e di perderlo in una notte. Questo perché prende l’oro, perché conosce la donna, e quando va via sarà un uomo. Quando lui arriva nella casa dice a Clay che non sono ancora passate tre settimane da che lui passeggiava sull’isola; prima di andare via, quando dà la conchiglia a Elishama, dice «Molto tempo fa io stavo sull’isola». E’ passata una notte, eppure l’isola è già lontanissima. Il percorso di questo ragazzo è, appunto, quello di diventare uomo. Lui ha con sé la moneta, avrà la sua barca, avrà la sua vita, e il fatto che lui non abbia mai conosciuto una donna prima di allora serve per poter creare un prima e, quindi, anche un dopo. Virginie, in quella notte, si renderà conto delle illusioni della sua vita, che non sarà mai un’attrice, che non andrà mai via da lì. Clay perderà il senno, Elishama guiderà tutti verso la fine.

E’ una notte che cambia i destini di tutti...

Esattamente.

La domanda che le ho fatto prima era provocatoria. Però, vedendo lo spettacolo, il nocciolo, il cuore mi sembra proprio quella scena che a me ha molto emozionato, l’incontro nella penombra della camera da letto tra Paul e Virginie. L’ho vista proprio come il cuore dello spettacolo e della storia raccontata.

Tutto lo spettacolo va a parare lì, nel senso che anche la gente vuole sapere «beh, ce la farà Clay a mettere in piedi questa storia o no», e quando poi avviene, avviene in un modo inaspettato, forse. Io credo che il nocciolo vero dello spettacolo, proprio a scarnificare, sia la conchiglia, quella che poi difatti rimane in scena alla fine e su cui si chiude lo spettacolo, la conchiglia che rappresenta l’anima, rappresenta il mistero. A me piace molto, comunque, fare quella scena, perché credo che non avrò più modo di farne una simile...

E’ una scena molto bella, molto emozionante. E’ anche molto difficile, credo...

Io sono stato aiutato da Lavia, che è un regista che sa esattamente quello che fa, e da Raffaella Azim, che è un’attrice che sa esattamente quello che fa, e quindi poi l’abbiamo costruita insieme. E’ stata all’inizio un po’ un azzardo. Sapevo, quando sono stato scelto per fare questo ruolo, che noi dovessimo essere completamente nudi, durante la scena. «Sarà forse un’immagine», dico, «in qualche modo si farà». Poi, durante le prove, «salta, vai di qua», ed eravamo sempre vestiti. Finché, un bel giorno... Ti assicuro, è stata una cosa, alla fine, veramente marginale perché, con tutto quello che in quella scena doveva venir fuori, l’innamoramento di lei, la perdita da parte di Virginie delle sue certezze, questo marinaio che vive questa notte e che si rende conto che dovrà partire la mattina dopo e che deve avere la sua barca, deve rinunciare a questo, e insieme a questo alla sua isola, all’immaginazione... ci sono tante cose nella scena, per cui il fatto di essere nudi, dopo le prime due prove, era una cosa del tutto naturale... Non c’è, credo neanche nel pubblico, imbarazzo...

Siete nudi, è vero, fate le capriole, quello che volete, ma il tutto non è mai volgare, è molto raffinato, elegante, leggero, gioioso, ma assolutamente non è volgare...

Difatti è quello che ci siamo sempre detti. Ti dico, io mi fidavo di Lavia, perché tante volte lui, per motivi ovviamente di copione, ha messo attori, attrici nudi in scena, sempre con un’eleganza formale che allontanava ogni dubbio. Poi, ormai, il nudo a teatro è una cosa che si vede sempre di più oggi. Certo, magari a Perugia non c’è il circuito off, ma a Roma basta andare in un qualunque teatro-cantina e...

Credo che a Perugia una scena del genere non si sia mai vista, perlomeno così lunga e articolata.

La prima sera, poi, faceva molto freddo perché, nella fase di montaggio, le porte del teatro erano state aperte per far entrare le scene e il palcoscenico si era raffreddato...
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