Incontri è la rubrica che raccoglie le migliori interviste realizzate dal Cisbit, diretta dal dott. Marcello Manuali.

Nostro intento è quello di gettare, attraverso le parole degli attori intervistati, uno sguardo sul teatro contemporaneo.

Allo stesso tempo, le testimonianze raccolte nei nostri archivi sono una preziosa fonte di sapere teatrale, che la direzione artistica del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale ha voluto fortemente rendere nota.

Ci auguriamo che la nostra rubrica possa incontrare un sempre maggior favore.

•  La lista completa
Prossimamente lallalala.
C.I.S.Bi.T.

Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale
Ascanio Celestini
di Marcello Manuali

(Perugia, Teatro Morlacchi, 29 ottobre 2006
)

Appunti per un film sulla lotta di classe si apre e si chiude con questa immagine, raccontata, dell'uomo che passa attraverso i muri...

    C'è, secondo me, una questione che noi dobbiamo e stiamo, in qualche modo, affrontando in questi ultimi anni, e che non è solamente quella pratica della soluzione di alcuni problemi. Io abito in una borgata che sta a sud est di Roma, vicino a Ciampino. Qui c'è un aeroporto, un grosso aeroporto, dove adesso arrivano tutti i voli low coast, quelli dove viaggi a poco, 20 30 euro per andare a Barcellona... Il numero delle persone che volano è aumentato, da circa 700 800 mila, a quasi 7 milioni, ogni anno, il che significa che ogni 3 minuti, sopra Ciampino, passa un aereo. Questo vuol dire anche che l'unico posto in cui si può andare a fare una passeggiata, nella mia borgata (dove abitano 250 mila persone, praticamente una città), è un parco pubblico che sta proprio sotto il passaggio di questi aerei e nel quale c'è una concentrazione di polveri sottili che arriva fino a 7, 8 volte il massimo consentito.
    Allora, qual'è la questione che viene fuori? Succede che è aumentato il numero di persone che viaggiano, e anche quelli che abitano in borgata da me, che prima non potevano andare a Barcellona, perché gli costava 300 euro, ora gliene costa 30 e ci possono andare. Per cui in qualche modo anche il “proletario”, se esiste ancora un proletario, può prendere l'aereo e andare in Spagna. Però è vero pure che il “proletario” che abita lì, in quella borgata, se si va a fare una passeggiata forse gli viene il cancro, perché è un luogo altamente inquinato. Però è anche vero che quel proletario, che magari prima era pure disoccupato, adesso ha trovato lavoro perché, passando quasi 7 milioni di persone che viaggiano, c'è lavoro anche per lui all'aeroporto.
    In realtà questa è una cosa un po' buona e un po' cattiva. Cattiva è molto cattiva, perché c'è il rischio che, nell'unico posto in cui si può andare a fare due passi e ci si porta il bambino, già a tre anni questo qua è intossicato. Buona perché quella persona può viaggiare e ha anche lavoro. La soluzione politica ad un problema come questo probabilmente sarebbe quella diminuire un po' i voli (allora, invece di far viaggiare 6, 7 milioni di persone, se ne fanno viaggiare 3 o 4), alzare un po' i margini dell'inquinamento (dire che forse possiamo respirarcelo un po' di ossido di carbonio, magari, di polveri sottili), e fare una mediazione. Questo un po' è il ruolo della politica di questi ultimi anni. Io credo che, in realtà, in questo modo non si migliori la situazione. Ci vuole una soluzione culturale, noi dobbiamo cominciare a capire che cosa sarà la nostra vita nei prossimi 10, 20 anni, immaginarla quindi, una vita futura. Ed è un po' questo il personaggio che passa attraverso i muri. Non è uno che risolve le questioni, a livello politico, non dà una soluzione per l'immediato, ma deve iniziare a lavorare sulla sua immaginazione, insomma, e immaginarlo, un mondo futuro, più che costruirlo attraverso gli strumenti della politica.
   
    Questo spettacolo tu lo ambienti in un call center. Tu hai fatto riferimento al manicomio e al carcere. Sono paragoni forti, ma sicuramente molto precisi.

    Sì, perché il call center oggi soprattutto, ma non soltanto il call center... Io quando parlo del manicomio, ne La pecora nera, parlo anche del supermercato, perché, in qualche modo, a me non interessa tanto la costrizione o la contenzione che ci sono nel manicomio, nel carcere, in fabbrica. A me interessa l'istituzione che pensa quella costrizione. Io dico sempre che essere contro il manicomio e non essere contro la psichiatria istituzionale che lo ha pensato è un po' come essere contro il campo di sterminio e non contro il nazismo. Pure questo qua è un paragone forte, ma io non faccio un paragone tra il campo di sterminio e il manicomio, io faccio un paragone tra l'istituzione che ha istituito il campo di sterminio e quella che ha istituito il manicomio. Il pensiero istituzionale, in realtà, è qualcosa di molto più asettico, distaccato, rispetto poi al suo prodotto. Ti dirò, il manicomio, in qualche modo, è peggio del campo di sterminio, per un fatto, che i campi di sterminio non ci stanno più e i manicomi ci stanno ancora. Quella lì è una nostra memoria, noi di quella memoria sappiamo molto e conosciamo molto, dobbiamo non perderla, dobbiamo rielaborarla, dobbiamo stare attenti alle rielaborazioni che poi della memoria ne fanno un mito e i miti sono pericolosi, soprattutto quando non sono condivisi, e quando diventano uno strumento.
    A me interessa il call center perché è una grande istituzione totalizzante. Prima, in fabbrica, l'operaio in qualche maniera poteva avere ancora un orgoglio del proprio ruolo, e quindi c'erano quelli che si consideravano l'aristocrazia operaia, quelli che andavano in fabbrica e si portavano i loro strumenti di lavoro, avevano la loro chiave inglese, i loro cacciaviti, a seconda del lavoro che facevano, si costruivano le lime da soli, certi operai. Certo, erano alienati, perché noi sappiamo che l'alienazione del lavoro in fabbrica è quella per cui, prima, l'artigiano era il proprietario sia dei mezzi di produzione, perché la lima e la raspa erano veramente le sue, era proprietario dell'oggetto che produceva e poi lo vendeva. L'operaio in fabbrica, invece, non è proprietario dell'oggetto che produce né tantomeno dei mezzi di produzione che servono per produrlo, quell'oggetto. E alle volte viveva anche una doppia alienazione, per cui spesso non sapeva neanche bene cosa stava producendo. Però un orgoglio ancora ce l'aveva.
    Oggi il lavoratore del call center non solo non è proprietario dei mezzi di produzione, il server, tutta la parte informatica; non solo non è proprietario di ciò che produce, perché sostanzialmente uno che lavora al call center non produce quasi niente, di materiale non produce assolutamente niente, ma non si capisce anche che cosa è che produce di immateriale. In più vive anche una schizofrenia che è peggio dell'alienazione. A Cinecittà c'è questo call center che si chiama Atesia, con 4000 lavoratori, Atesia fa parte di un gruppo che si chiama Costa Alma Viva, magari Costa Alma Viva lavora per Tim, per cui io, quando rispondo al telefono, rispondo per Tim, ma in realtà mi paga Costa Alma Viva o Atesia, attraverso diciamo l'appalto che ha preso. Io rispondo per Tim a uno che chiama me ma che, in realtà, chiamerebbe Tim, invece chiama me che lavoro per Atesia Costa Alma Viva. In più io lavoro a cottimo, dopo 2 minuti e 40 secondo smetto di guadagnare soldi, per cui faccio di tutto per stiracchiare una telefonata fino a quel tempo lì e faccio di tutto per chiuderla in 2 minuti e 40 secondi e se non la chiudo chiudo lo stesso perché riattacco. Questa è veramente schizofrenia, non so per chi lavoro, non so cosa produco, non so per chi produco. Anche la persona che mi paga non sa bene per quale motivo mi sta pagando, perché tutto sommato non gliene frega niente di quello che produco o non produco io, l'importante è che la macchina vada avanti.
    Questo è davvero folle, perché, per prima cosa, il bisogno che noi abbiamo del call center in gran parte è un bisogno indotto, non c'è nessun motivo per cui noi dovremmo telefonare al call center per l'acqua minerale, eppure lì c'è il numero verde. Alla fine gli telefono perché è gratis, perché devo parlare con qualcuno, gli telefono perché dopo un po' alla fine gli telefono, lo vedo sempre questo numero di telefono, alla fine un motivo per telefonargli ce l'avrò, telefono ad uno sfigato che cerca di trascinare la telefonata fino a 2 minuti e 40 e poi la chiude. Dico, ma che società è questa qua?

    L'annientamento dell'uomo, dell'umanità... Ieri sera, vedendo lo spettacolo, sentivo una tristezza che forse non ho mai visto negli spettacoli precedenti, una disperazione di queste solitudini messe una accanto all'altra, sia dell'operatore che di chi telefonava, che era veramente molto forte...

    È teerribile. Calcola che molte volte le persone telefonano al call center perché si sentono sole. È un numero verde, è gratis, ne usufruiscono. C'è una solitudine straziante... Molti cercando di scappare a questo tipo di solitudine. In questo call center, a Cinecittà, è nato un collettivo di lavoratori precari che, lentamente, uno dopo l'altro, sono stati tutti quanti licenziati, o meglio, non sono stati riassunti. Cinque li hanno proprio licenziati, e licenziare uno che ha il contratto a tre mesi è veramente una cosa barbara. Centinaia non sono stati riassunti, a maggio non ne hanno riassunti 400. Sono tantissime persone che vengono realmente messe per strada, che già stavano male prima, perché guadagnavano 400, 500 euro al mese, che non hanno contributi, che lavorano però come lavoratori subordinati ma che non sono riconosciuti come tali. Hanno contro di loro tutto, i sindacati, la legge, i governi di centrodestra e di centrosinistra. Questo governo di centrosinistra è andato al governo dicendo, una parte del governo di stravolgere e di azzerare la legge 30, la cosiddetta legge Biagi, un'altra parte dicendo 'no, beh, ci dobbiamo rimettere le mani perché qualcosa non funziona'. Di fatto questo governo non è in grado nemmeno di applicarla quella legge, perché se si applicasse quella legge cambierebbe il mondo del lavoro in Italia, migliorerebbe senz'altro. Non perché è una buona legge, ma perché almeno si applicherebbe una legge. Invece nel lavoro precario c'è oggi quello che è il far west. Solo che tutti oramai si sono sporcati le mani con questo precariato, perché tutti hanno precarizzato il lavoro. Principalmente sono stati gli enti pubblici, la scuola ha lavoratori precari, gli ospedali, i comuni... ci sono comuni che hanno spostato i propri lavoratori pagati in società semimunicipalizzate, e hanno precarizzato il lavoro molto più di quanto in realtà servirebbe. Quindi, chi cambierà mai questa legge? Nessuno.

Microteatro © 2007 | Link utili| Mappa del sito | Login/Logout | Privacy - Termini Uso