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Ugo Pagliai

Incontro con:

Ugo Pagliai
di
Marcello Manuali


(Umbertide, Teatro dei Riuniti, 26 marzo 2001)




Voi, lavorando sui personaggi, vi sarete ricreati probabilmente il passato degli stessi, di quello che non compare nella commedia. Mi incuriosiva il fatto che poi questi conflitti così laceranti, così forti, quasi un tentativo di assassinio, come dice Leone nel terzo atto, avessero avuto come prologo non so cosa, cosa aveva spinto Silia a sposare Leone e Leone a farsi sposare, come dice lui... Se dal testo de Il giuoco delle parti si capisce che Leone Gala e la moglie Silia vivono separati, una cosa che è poco chiara è perché si sono sposati; qual’è la molla che li ha spinti a mettersi insieme, vista la loro così forte diversità di personaggi...

Sì, questo che lei dice è giusto. Ma noi sappiamo anche che a Pirandello non importava molto saperlo. Lui andava a pescare nel teatro ottocentesco, le situazioni, i triangoli (come anche ne Il piacere dell’onestà), il fatto in sé, che poi naturalmente viene arricchito dalla sua drammaturgia. Indubbiamente, dice, se due persone si conoscono e non possono vivere insieme, perché si sono sposati? Ha perfettamente ragione. Ma credo che non ci interessi molto, tutto sommato, questo. Anche perché noi vediamo lo stesso, oggi come oggi, si stanno sposando delle persone che poi, dopo una settimana, si dividono, perché subentra un qualcosa di nuovo. Non è cambiato nulla. E’ cambiato solo il fatto che un tempo bisognava accettare la situazione fino alla fine in quanto non esisteva il divorzio. Infatti, in Pirandello, si gioca tutto sul fatto che lui, pur non essendo più marito di fatto, è costretto a far finta di esserlo perché deve difendere l’onorabilità della moglie. C’è una battuta di Leone Gala che dice «Quasi subito dopo il matrimonio si mise a sbuffare, a smaniare, a contorcersi rabbiosamente per evadere». Il matrimonio in sé era una prigione, lo dice Leone Gala, una prigione che, naturalmente, uno deve vivere prima di rendersene conto. E’ importante questo che lei dice, ma credo che più importante sia proprio la sua drammaturgia, la sua analisi, il suo modo di penetrare nell’essere umano per farne capire le lacerazioni, le frustrazioni, e soprattutto le aspirazioni.

Sempre dal punto di vista di Leone, cosa spinge Silia a rifugiarsi in Venanzi, rispetto a quello che trovava o non trovava in lui?

Evasione, prima di tutto. Venanzi può essere lui o può essere un altro, non cambia nulla. Con Venanzi non è che lei è diversa da com’era con il marito...

Infatti, questo no...
E’ una che pensa all’Irlanda, sogna, parte, va via, agisce in quei momenti in cui si astrae da una realtà, agisce e vede un suo mondo e vuole vivere un suo mondo, che naturalmente non è reale e che non è possibile vivere in quella società, in quel contesto.

Il personaggio di Leone entra in commedia con una sua olimpicità, una sua calma. Poi però, nel corso della commedia, rivela dei lati oscuri, delle zone d’ombra, fino a quel serrato scontro con Silia in cui le ricorda del suo quasi desiderio di assassinarla...

Questa nostra edizione è abbastanza diversa da quelle che sono state fatte precedentemente. Il personaggio di Leone è sì un personaggio apparentemente distaccato, che si è creato questo suo castello di parole se non di carte; però io ho voluto portarlo diciamo fuori dal piedistallo, che scendesse dal piedistallo, renderlo molto più umano. Per quanto uno possa costruirsi un suo castello di carte o di parole, poi indubbiamente la materia che uno ha dentro e che è incandescente, perché uno reprime la vita tutto sommato, da queste crepe che il personaggio ha (lo dice lo stesso Pirandello, nelle didascalie, ci sono dei segnali molto evidenti) questa materia esce fuori e, quando esce fuori, sono grida di dolore, grida di rabbia, grida di passione, di sensualità che immediatamente vengono represse perché il personaggio si è imposto, per mezzo della ragione, di reprimere tutto. Però credo che questa condizione del personaggio possa essere diversa da come ce l’hanno fatta vedere gli altri, per cui, essendo personaggio più umano, uno che possiamo incontrare anche oggi, ne ridiamo: il pubblico sorride di certe cose, soprattutto nella seconda parte, quando il lato psicologico è superato in un certo senso.

E’ un personaggio che ha anche una sua durezza, una sua crudeltà, verso gli altri...

Certo, indubbiamente. Lo è molto perché è una persona che recita un suo ruolo, come tutti i personaggi pirandelliani, si mette la maschera e recita il suo ruolo. Naturalmente è un uomo che non avrebbe mai pensato di dover uccidere. 

 






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