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La Biomeccanica Teatrale: un nuovo vecchio sistema






La Biomeccanica Teatrale di Mejerchol'd:
Alla riscoperta di un nuovo vecchio sistema


Quadro riassuntivo curato dai responsabili del C.I.S.Bi.T


Se eliminiamo la parola, il costume, il proscenio,
le quinte, la sala, finchè rimane l’attore e i suoi movimenti,
il teatro resta teatro”.
(Vsevolod E. Mejerchol'd)


La Biomeccanica non è un “sistema di recitazione” ma un “sistema di allenamento globale dell’attore” in funzione di un momento successivo che è la recitazione.

Nasce ad opera del regista russo V. E. Mejerchol’d già dai suoi primi esperimenti pedagogici nel suo Studio di via Borodinskaja a Pietroburgo tra il 1913 e il 1917.

La Biomeccanica mette in primo piano la comprensione psico-fisiologica dell’attore:

prima di padroneggiare gli strumenti e gli oggetti scenici, il performer deve conoscere il linguaggio del proprio corpo, così come per un lingua, prima va imparato l’alfabeto e poi si possono usare le lettere per comporre parole e frasi.

La Biomeccanica è una vera e proprio scienza del corpo in cui “l’attore è il meccanico e il corpo la macchina su cui deve lavorare”.

“L’attore è sia il materiale che l’organizzatore del proprio materiale corporale”.


La recitazione:

Mejerchol'd divideva il lavoro dell’attore in tre fasi:

- Intenzione, ovvero la percezione intellettuale del compito ricevuto.
- Esecuzione fisica ovvero la realizzazione plastica dell’idea dell’attore.
- Reazione psichica ovvero l’emersione della vita emozionale dell’attore.

Per questo Mejerchol’d si basava sul principio di riflessologia di Pavlov, per cui l’attore deve sollecitare al massimo i propri riflessi e ridurre al minimo il processo cosciente, cercando di arrivare ad un punto in cui agisce in un flusso quasi incosciente.

Prima fase: la costruzione di una partitura fisica:

- Prima di iniziare l’attore organizza il proprio materiale: un’azione parte sempre da un punto A ed arriva ad un punto B; bisogna preservare una certa economia di movimenti evitando una gestualità superflua che lo può confondere; deve controllare le proprie emozioni; deve partire dai piedi inventandosi una camminata.

- in una fase successiva, l’attore manterrà la stessa traiettoria di movimenti usufruendo della memoria fisica del proprio corpo. Il ritmo della camminata si farà così precisa e variata da creare una vera e propria danza.

- Andando ancora avanti con la lavorazione, l’attore aggiungerà nuovi elementi come il movimento delle braccia e delle mani, cavalcherà in modo preciso la traiettoria della propria camminata, l’inizio e la fine della propria azione si faranno sempre più chiare, definirà lo spazio soggettivo ovvero lo spazio in cui agisce in quella data situazione.

Seconda fase: La reazione psichica

- Lo scopo del lavoro dell’attore è entrare nel “Processo” dell’azione: mantenere la concentrazione lungo l’arco di tutta l’azione e controllare in modo cosciente ogni proprio movimento.

- Padroneggiando la partitura fisica in ogni suo elemento, l’attore è libero di lasciare andare le proprie emozioni che riempiranno di vita la sequenza di movimenti.

L’allenamento:

Per arrivare alla recitazione, però, l’attore deve preparare il proprio corpo, in modo da essere pronto ad affrontare compiti sempre più complessi. Per questo, Mejerchol’d strutturò per i suoi attori un complesso sistema di allenamento per sviluppare al massimo l’espressività del corpo. Il livello più avanzato di tale allenamento è l’etude: macro partitura fisica codificata avente un tema.

Coreografati più di 150 dallo stesso Mejerchol’d nel corso degli anni, gli etudes, che hanno una forma estetica particolare e caratteristica, sono il nucleo fondamentale dell’allenamento di un attore biomeccanico e in essi sono presenti tutti i principi della recitazione biomeccanica. Attualmente si studiano  I 5 etudes classici, così considerati perchè da soli racchiudono la totalità delle necessità tecniche che un’attore deve conoscere.

Il daktil:

Ogni etude inizia e finisce con un movimento caratterizzato da un ritmo ternario: il “daktil”. Così come il verso degli antichi greci, costituito da un piede lungo e due piedi brevi, questa azione codificata da Mejerchol’d è composta da una fase con un ritmo “lungo”, in cui il corpo è alla massima estensione, seguito da due movimenti brevi, uguali, dove il corpo si raggruppa e si distende.
Questo movimento apre e chiude ogni etude ed ha la funzione importante negli etudes di coppia di sincronizzare gli attori e dare loro un ritmo comune mentre negli etudes singoli quella di dettare al performer un ritmo interiore preciso.
Ma il “daktil” in sè contiene un’altra dinamica composta da tre fasi:

- la posizione di fermo.
- la preparazione.
- l’azione.

Nella prima fase il corpo dell’attore è in una posizione neutra, con i piedi paralleli e larghi quanto le spalle, ginocchia leggermente piegate, braccia e mani lungo i fianchi, spalle aperte, testa allineata alla spina dorsale, sguardo vigile. In questa posizione l’attore non è passivo, ma controlla, nella stasi, tutte le sue funzioni corporee, raccogliendo e concentrando tutta la propria energia.

Nella seconda fase l’attore sposta il proprio peso corporeo leggermente in avanti, fin quasi a perdere l’equilibrio. In questa posizione precaria ma stabile, il corpo dell’attore è pronto in qualsiasi momento ad entrare in azione ed è un segnale di pronti per se stesso e per un’eventuale partner.

La terza fase è l’esecuzione fisica del “daktil” caratterizzata da una prima parte di massima apertura ed estenzione seguita da una seconda composta da due brevi e ritmiche chiusure intorno al proprio punto corpore di raggruppamento.

L’azione:

Costituisce sicuramente la parte più importante del lavoro pedagogico di Mejerchol’d.

Processata in modo da dare all’attore la piena consapevolezza di come agisce in scena, l’azione è composta da tre fasi-principio che si ripetono ciclicamente ed accompagnata da tre principi tecnici che aiutano l’attore a compierla nel modo migliore possible.
In aggiunta Mejerchol’d associa all’azione un ulteriore principio fisico-concettuale rispetto a cui ogni azione deve essere compiuta.

Quando un attore riesce a cavalcare i principi e strutturare le sue azioni con un preciso processo fisiologico, può liberare la sua immaginazione e creare quello che Mejerchol’d definiva “obraz”, l’atmosfera poetica.
Il performer non si preoccupa più degli elementi psico-fisiologici ma naviga nella sua psico-spiritualità entrando nel processo creativo della composizione.

La musica:

Elemento importante per l’allenamento e per gli spettacoli di Mejerchol’d era la musica. Violinista e profondo conoscitore della teoria musicale, il regista russo strutturava i suoi spettacoli secondo uno spartito musicale, decidendo per ogni scena il ritmo che questa doveva avere e stabilendo anche con che ritmo e quale tonalità  ogni attore doveva tenere in ogni scena. Mejerchol’d diceva che gli attori sono le melodie e che uno spettacolo è la sinfonia che intreccia tante melodie.
Ma la musica era spesso usata anche durante allenamento degli attori, ma essa doveva dare il ritmo dell’esercizio e non essere seguita pedissequamente nella sua dinamica.

Il grottesco:

Mejerchol’d usò per i suoi spettacoli e per gli etudes una qualità di movimenti ampia, esagerata, grottesca. Questa precisa scelta va letta sotto due chiavi:

- una pedagogica. L’ampiezza molto esagerata dei movimenti serviva agli allievi per adoperare i principi in maniera più evidente e quindi compenetrarli più facilmente e velocemente.

- una stilistica. Affascinato dal futurismo e dallo strutturalismo, non condividendo il teatro naturalistico e il metodo della reviviscenza stanislawskiano, Mejerchol’d decide di creare una recitazione artificiale, convenzionale, stereotipata, più legata al tipo di teatro orientale che al realismo del teatro occidentale. Mejerchol’d sosteneva infatti che il teatro non doveva riprodurre la realtà ma crearne un’altra che fosse metafora della vita degli uomini.

Ma i principi della Biomeccanica, sono validi per ogni tipo di recitazione, in quanto derivanti appunto dall’attenta osservazione di moltissime arti teatrali che a cavallo del ‘900 Mejerchol’d poté osservare a studiare a Pietroburgo, capitale del vasto e multi etnico impero Russo.

La parola:

Altro compito importante per l’attore è l’uso della parola. Solo quando si cavalca la partitura in modo preciso e cosciente si può giungere al testo. Mejerchol’d decretò la fine della sincronia della creazione tra partitura fisica e partitura vocale in modo che la recitazione fosse l’unione di due piani diversi (fisico e vocale) e che componendoli in vari modi potessero portare ad una maggiore espressività e potenzialità artistica.

Testo di riferimento: “L’attore biomeccanico” V. E. Mejerchol’d a cura di Fausto Malcovati
.

 

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